Rifiutare premi e onorificenze non desta particolare sensazione. Rispedire al mittente un assegno del valore di un milione di dollari sì, ma Grigory Perelman, geniale matematico russo, risolutore della celebre congettura di Poincaré, ci ha abituato a questo e altro. Del personaggio si è detto di tutto e di più ed è oramai circondato da quella stessa aura mitica che avvolse, per esempio, J.D.Salinger durante la sua vita da eremita. Perelman è l'ultimo ad essere annoverato da media e pubblico nell'affollata categoria degli scienziati pazzi, stavolta nell'accezione più nobile del termine, visto che, a differenza di molti suoi epigoni, Perelman alcuni enigmi li ha svelati davvero. Osservando la storia recente non si può non osservare che molto spesso, ogni personalità del mondo della scienza è stata tacciata, più o meno a ragione, di essere folle o di avere dei comportamenti bizzarri. Bizzarria e genio vanno sempre di pari passo o si tratta di semplificazioni giornalische. E poi, a qualcuno interassano davvero le anomalie comportamentali degli scienziati, quando questi svolgono effettivamente un lavoro utile per la comunità e spostano la linea del progresso un po' di più avanti di come l'avevano trovata?
Un degno compagno di Pererlman potrebbe essere Paul Erdos, un matematico ungheerse, che condivideva con il collega russo la capacità di risolvere problemi (la Teroia di Ramsey)e la totale idiosincrasia nei confronti del denaro e dei premi (la sua autobiografia, disponibile anche in Italia da parecchi anni, s'intitola appunto L'uomo che amava solo i numeri), tant'è che le leggende e gli aneddoti sulle somme regalate a perfetti estranei, clochard o ad associazioni benefiche si sprecano. C'è poi chi ha assunto comportamenti anticonvenzionali a casa propria, comeOlivier Heaviside, matematico e fisico inglese, genio delle equazioni differenziali,eminente studioso del calcolo vettoriale e sviluppatore della teoria del campo magnetico, che in tarda età decise di sostituire i mobili di casa con blocchi di granito e dipingersi le unghie di rosso.
A volte la storie di particolari personaggi sono indissolubilmente legate al periodo storico in cui questi vissero e lavorarono. Alcuni scienziati, di bizzarro ebbero davvero ben poco e anzi, dimostrarono al mondo una notevole caparbietà e forza di volontà, basti pensare alla figura del padre della moderna missilistica Wernher von Braun, che abbandonò la Germania nazista per lavorare negli Stati Uniti dove, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, sviluppò molti vettori e permise agli Usa di inseguire e superare l'Unione Sovietica nella corsa allo spazio.Sul fronte diametralmente opposto non si possono invece non ricordare le figure di Shiro Ishii, folle biologo e generale giapponese che fu a capo della famigerata unità 731, che sperimentò armi biologiche su popolazioni inermi e Josef Mengele, tristemente famoso per l'appellativo di Dottor Morte, ricevuto per gli esperimenti condotti ad Auschwitz, volti ad ottenere la razza perfetta.
In altri casi invece, il confine tra scienza e follia è stato davvero labilissimo. Da che parte dovrebbe stare, ad esempio, il magico Cronovisore inventato (a suo dire) da Pellegrino Ernetti? A detta dello scienziato questo strumento avrebbe dovuto permettere viaggi nel passato ma, ovviamente, nessuno lo ha mai visto né provato di persona. Idem dicasi per l'Orgone, una nuova fonte di energia onnipresente negli esseri viventi, di colore blu, ma dalla cui esistenza non esiste la minima prova scientifica, scoperta (o ideata?) dallo psichiatra Wilhelm Reich.
Un discorso a parte merita invece Timothy Leary, da molti considerato il padre dell'Lsd, scomoda e sbrigativa etichetta dietro alla quale si nasconde una personalità complessa e una delle figure più influenti e carismatiche del secolo scorso. Parafrasando il titolo di un celebre film, Leary visse davvero una vita al massimo, dal giorno in cui sperimentò funghi allucinogeni e intraprese una strada che lo portò a studiare l'Lsd e le sue proprietà terapeutiche, a pubblicare il libro The Psichedelic Experience, fonte d'ispirazione per la stragrande maggioranza degli artisti dell'epoca compresa tra la fine degli anni '60 ed i '70, ad esplorare il mondo del cyberpunk e dei videogames, appena nati, e a cercare di raccontare il più difficile dei viaggi, la propria morte, che Leary registrò in diretta nel 1996. Forma e sostanza spesso seguono strade separate e alla fine quello che conta davvero sono i fatti, gli studi e le scoperte. Chi definirebbe Einstein eccentrico solo perché aveva i capelli in disordine ed era anche una fabbrica vivente di aforismi e battute?
(Wired)

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